Una persona sorda chiama il servizio clienti, trova un risponditore automatico, ascolta istruzioni vocali e non riesce a proseguire. Non è un problema individuale da aggirare con fatica: è una barriera progettuale. Capire come adattare il customer care telefonico significa ripensare un punto di contatto spesso dato per scontato, affinché il diritto a ricevere informazioni, assistenza e risposte non dipenda dalla possibilità di usare la voce o ascoltare una conversazione.

Per molte aziende, il telefono resta un canale centrale per gestire richieste urgenti, pratiche amministrative, prenotazioni, reclami e supporto post-vendita. Proprio per questo non può essere l’unica porta d’accesso al servizio. Rendere l’assistenza accessibile alle persone sorde non vuol dire eliminare il canale telefonico: vuol dire affiancarlo a modalità equivalenti per efficacia, tempi e qualità della relazione.

Perché il customer care solo telefonico esclude

Un numero di telefono pubblicato sul sito non garantisce, da solo, che il servizio sia disponibile per tutte le persone. Per chi è sordo, una telefonata tradizionale può essere impossibile, difficoltosa o inadeguata, soprattutto quando richiede scambi complessi, spiegazioni tecniche o la condivisione di dati personali.

La criticità non riguarda soltanto l’udito. I sistemi IVR, cioè i menu vocali automatici, usano spesso tempi rapidi, opzioni non ripetibili e istruzioni esclusivamente sonore. Anche quando la persona riesce a telefonare con strumenti di supporto o con l’aiuto di terzi, perde autonomia e riservatezza. Pensiamo a una chiamata relativa a una polizza, a un referto, a un rapporto di lavoro o a un servizio pubblico: delegare la conversazione a un familiare non dovrebbe essere l’unica alternativa.

Un’organizzazione inclusiva riconosce quindi che la stessa esigenza – ottenere assistenza – può richiedere canali diversi. L’obiettivo non è offrire una soluzione simbolica, ma creare un dialogo diretto, comprensibile e rispettoso.

Come adattare il customer care telefonico senza creare percorsi separati

La scelta più efficace parte da una domanda concreta: una persona sorda può completare la stessa richiesta, con lo stesso livello di autonomia, senza dover chiamare? Se la risposta è no, occorre intervenire sul disegno del servizio.

L’alternativa al telefono deve essere chiaramente visibile sul sito, nelle email, nei materiali informativi e nei messaggi registrati. Non basta indicare un generico indirizzo email, magari gestito senza tempi definiti. L’utente deve sapere quale canale usare, che tipo di richiesta può inviare, quando riceverà risposta e come potrà proseguire la conversazione.

Chat testuale, email, moduli accessibili e messaggistica possono risolvere molte esigenze, ma la loro efficacia dipende dall’organizzazione interna. Se il call center risponde in pochi minuti e l’email dopo una settimana, i due canali non sono equivalenti. Se per completare una pratica la chat rimanda invariabilmente al telefono, l’accessibilità resta incompleta.

Per richieste articolate o delicate, il video-collegamento con interprete LIS può rendere possibile una comunicazione piena tra utente e operatore. È una soluzione particolarmente utile nei settori in cui la precisione delle informazioni e la relazione fiduciaria contano molto, come sanità, servizi finanziari, assicurazioni, utilities, lavoro, formazione e pubblica amministrazione.

Costruire un percorso accessibile dall’inizio alla fine

Adattare l’assistenza non significa aggiungere un contatto isolato. Occorre osservare l’intero percorso: dalla ricerca del numero sul sito alla chiusura della richiesta, passando per identificazione, documenti, appuntamenti, conferme e follow-up.

Un percorso ben progettato prevede che l’utente possa richiedere un appuntamento in video, ricevere istruzioni in forma scritta chiara e inviare documentazione senza dover ricorrere a una telefonata. Dopo il contatto, dovrebbe ricevere un riepilogo testuale di quanto concordato, soprattutto quando sono previste scadenze, modifiche contrattuali o azioni successive.

Questa attenzione migliora l’esperienza anche di molte altre persone: chi non può telefonare in quel momento, chi ha una competenza limitata dell’italiano parlato, chi si trova in un ambiente rumoroso o chi preferisce avere traccia scritta delle informazioni. L’accessibilità non restringe il servizio: ne amplia la qualità.

Canali, persone e processi devono funzionare insieme

La tecnologia è indispensabile, ma non basta. Una chat attiva senza operatori formati può trasformarsi in una nuova attesa; un servizio di interpretariato non integrato nei flussi può generare passaggi inutili e informazioni frammentate. L’adattamento del customer care richiede una responsabilità condivisa tra customer service, comunicazione, IT, compliance, formazione e, quando presente, funzione diversity & inclusion.

Il primo passaggio operativo è mappare le richieste che oggi arrivano al telefono. Quali sono urgenti? Quali richiedono identificazione? Quali possono essere risolte in autonomia con contenuti chiari? Quali necessitano di un confronto approfondito? Questa analisi evita di scegliere strumenti per imitazione e aiuta a definire priorità reali.

In seguito, è utile stabilire standard di servizio per ogni canale. Tempi di presa in carico, modalità di escalation, tutela dei dati, competenze degli operatori e procedure per gli appuntamenti in video devono essere documentati. L’utente non dovrebbe dover spiegare ogni volta perché non può telefonare, né sentirsi trattato come un’eccezione.

La formazione ha un ruolo decisivo. Gli operatori devono conoscere i canali disponibili e saperli proporre senza paternalismo. Devono usare una comunicazione scritta semplice, evitare abbreviazioni ambigue, confermare i passaggi importanti e non presumere che tutte le persone sorde abbiano le stesse preferenze comunicative. Alcune persone usano la Lingua dei Segni Italiana, altre prediligono l’italiano scritto, altre ancora possono scegliere soluzioni differenti a seconda del contesto.

L’interpretariato LIS nel servizio clienti

Quando la conversazione richiede chiarezza reciproca, tempi adeguati e una relazione diretta, l’interpretariato LIS da remoto rappresenta un supporto concreto. Permette alla persona sorda di dialogare con l’operatore attraverso un interprete professionista, mantenendo il focus sul contenuto del servizio e non sulla barriera comunicativa.

Non tutte le chiamate necessitano dello stesso modello. Per una richiesta semplice può essere sufficiente una chat efficiente; per un colloquio informativo, una consulenza o la gestione di una situazione critica, un appuntamento video programmato può offrire condizioni migliori. La scelta dipende dalla complessità della richiesta, dall’urgenza, dalla sensibilità dei dati e dalle aspettative di risposta.

Per essere utile, il servizio va comunicato in modo trasparente: come prenotarlo, in quali fasce orarie è disponibile, quali documenti preparare e cosa accade dopo l’incontro. L’azienda deve inoltre assicurare che l’operatore coinvolto sia preparato e abbia accesso alle informazioni necessarie. L’interprete facilita la comunicazione linguistica, ma non sostituisce la responsabilità dell’organizzazione di fornire risposte corrette e complete.

Misurare l’accessibilità, non solo il volume delle chiamate

I tradizionali indicatori del customer care – tempo medio di risposta, tasso di abbandono, risoluzione al primo contatto – restano utili, ma vanno letti anche dal punto di vista dell’accessibilità. Se un canale testuale ha tempi molto più lunghi del telefono, se una pratica si blocca al momento della verifica dell’identità o se le richieste in video vengono gestite come eccezioni, il dato quantitativo non racconta l’intera esperienza.

È preferibile raccogliere feedback dalle persone sorde e coinvolgere professionisti competenti nelle fasi di test. La co-progettazione permette di individuare ostacoli che dall’interno non sempre si vedono: una pagina di prenotazione poco chiara, un messaggio automatico privo di alternativa, una procedura che richiede conferme vocali, un operatore che non sa come attivare il supporto previsto.

Le metriche più significative misurano la possibilità di completare un’azione in autonomia, il tempo necessario per ottenere risposta, la qualità percepita della comunicazione e la frequenza con cui l’utente deve cambiare canale. Non servono numeri perfetti al primo tentativo: serve la volontà di osservare, correggere e rendere il servizio progressivamente più equo.

Dall’adempimento alla relazione

Adeguare il customer care telefonico non è un intervento marginale né una risposta riservata a poche persone. È una scelta che riguarda il modo in cui un’organizzazione interpreta la propria responsabilità verso clienti, cittadini, pazienti, utenti e lavoratori.

E-Cute affianca le aziende nella costruzione di canali di dialogo accessibili, integrando interpretariato LIS, video traduzione e formazione. Il valore di questo lavoro non sta soltanto nella disponibilità di uno strumento, ma nella capacità di inserirlo in un’esperienza coerente, dove ogni persona possa comprendere, scegliere e farsi comprendere.

Un customer care davvero inclusivo comincia quando l’azienda smette di chiedersi come gestire un’esigenza speciale e decide di progettare una relazione in cui nessuno debba chiedere il permesso di essere ascoltato.