
Grazie. Una delle prime parole che impariamo quando ci avviciniamo a una nuova lingua.
Con In punta di dita oggi impariamo a dirla in Lingua dei Segni Italiana. Ma ne approfittiamo per andare un po’ oltre e scoprire che cosa c’è, linguisticamente, dentro un segno.
Una lingua, non una successione di segni
In Italia sono oltre 40.000 le persone Sorde che utilizzano la LIS come prima lingua. Questo non significa che tutte le persone Sorde segnino: modalità comunicative, preferenze ed esigenze possono essere molto diverse.
Per le persone che la utilizzano, però, la LIS è una lingua a tutti gli effetti.
E proprio come una parola dell’italiano può essere analizzata nei suoni che la compongono, anche un segno possiede una propria struttura interna.
La Grammatica della lingua dei segni italiana individua cinque classi di parametri fonologici o formazionali: quattro manuali — configurazione, orientamento, luogo e movimento — e le componenti non manuali, che comprendono elementi come espressioni facciali e movimenti della testa e del corpo.
Non sono dettagli estetici.
Possono avere una funzione linguistica e, modificando determinati parametri, può cambiare anche il significato di ciò che viene segnato. È un principio paragonabile a quello per cui, nelle lingue vocali, cambiare un fonema può trasformare una parola in un’altra.
Oggi partiamo da “grazie”
Guardate con attenzione il segno nel video.
Non osservate soltanto le mani.
Guardate dove viene prodotto, la configurazione assunta dalla mano, il suo orientamento, il movimento. Guardate anche il volto e il corpo. Perché quando vediamo una persona segnare, stiamo guardando una lingua in azione.
Ed è forse questo uno degli obiettivi più importanti di In punta di dita.
Non insegnare la LIS in dodici video — sarebbe impossibile — ma permettere a chi lavora in azienda di avvicinarsi un po’ di più alla lingua di migliaia di persone Sorde e alla sua complessità.
Un primo segno può accendere la curiosità.
La curiosità può diventare conoscenza.
E la conoscenza può cambiare il modo in cui progettiamo la comunicazione.
Oggi cominciamo da una parola che non dovrebbe mancare in nessun luogo di lavoro.
Grazie.
Piccola da imparare.
Grande nel significato.
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