
Questa volta In punta di dita ci porta dentro una caratteristica affascinante della Lingua dei Segni Italiana: lo spazio non è soltanto il luogo in cui avviene la comunicazione. È parte della lingua.
Il segno di oggi è “aiuto / supporto”.
E ci permette di scoprire qualcosa in più su come funziona la LIS.
Una lingua tridimensionale
La LIS è una lingua visivo-gestuale che utilizza lo spazio segnico, cioè lo spazio davanti e intorno al segnante, con precise funzioni linguistiche.
Posizioni, orientamento, movimento e direzione possono contribuire a costruire il significato.
“AIUTARE” è un esempio particolarmente interessante perché può essere realizzato come segno direzionale: modificandone la direzione è possibile rappresentare linguisticamente chi aiuta chi.
Non abbiamo quindi soltanto un segno isolato da imparare. C’è una relazione che prende forma nello spazio.
Ed è uno degli aspetti che rende immediatamente evidente la tridimensionalità della Lingua dei Segni.
Chi supporta chi?
Anche la parola scelta per questo episodio ci piace particolarmente quando pensiamo al mondo del lavoro.
In un team il supporto dovrebbe poter viaggiare in entrambe le direzioni.
Una persona Sorda può aver bisogno di strumenti, interpreti o soluzioni accessibili in determinate situazioni. Ma questo non la rende necessariamente la persona che deve essere sempre supportata dagli altri.
Può essere lei a supportare un collega.
A insegnare qualcosa.
A risolvere un problema.
A diventare un punto di riferimento per il team.
L’accessibilità serve anche a permettere che queste relazioni possano esprimersi pienamente.
In punta di dita
Con questo format chiediamo a persone Sorde che lavorano in azienda di condividere alcuni segni della loro lingua.
Non è un corso di LIS: conoscere un segno non significa conoscere una lingua. È un piccolo invito alle aziende a scoprirne la ricchezza e, soprattutto, ad avvicinarsi alle persone che la utilizzano.
Oggi partiamo da aiuto e supporto.
Un segno che si muove nello spazio.
Una direzione che cambia il significato.
E una parola che, anche sul lavoro, dovrebbe sempre poter andare in entrambe le direzioni.
Piccolo da imparare.
Grande nel significato.
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