
Questa volta il segno che impariamo è “imparare”.
E forse non poteva esserci parola più adatta per raccontare quello che è successo durante queste riprese.
In punta di dita nasce per avvicinare il mondo delle aziende alla Lingua dei Segni Italiana attraverso le persone Sorde che il lavoro lo vivono ogni giorno.
Non è un corso di LIS. Un segno non basta per conoscere una lingua e conoscere qualche segno non rende automaticamente accessibile un’azienda.
È piuttosto un primo incontro.
Un modo rispettoso per dire alle aziende che scelgono di aprirsi alle persone Sorde: possiamo iniziare a conoscerci.
Una storia che viene da più lontano
La protagonista di questo episodio appartiene a una generazione che ha conosciuto un mondo molto diverso da quello di oggi.
Un mondo in cui le opportunità, gli strumenti e l’attenzione verso l’accessibilità erano molti meno.
La storia delle persone Sorde, del resto, porta con sé anche pagine molto dure.
Nel 1880, proprio a Milano, il Congresso internazionale sull’educazione delle persone Sorde sancì la preferenza per il metodo orale rispetto ai segni. Quella scelta contribuì alla progressiva esclusione delle lingue dei segni dall’educazione in molti Paesi e alla loro svalutazione per decenni. L’UNESCO definisce oggi quel Congresso un momento di svolta nella storia delle comunità Sorde e ricorda le conseguenze negative che ebbe sull’accesso alla lingua e all’educazione.
È una storia importante da ricordare, soprattutto quando guardiamo a quanto è cambiato.
Durante le riprese, però, è successo qualcosa che non avevamo previsto
Mentre registravamo questo episodio, è stata lei a meravigliarsi.
Di quanta attenzione ci sia oggi.
Di quante persone lavorino sull’accessibilità.
Degli strumenti che esistono.
Del fatto che aziende e professionisti comincino a interrogarsi seriamente su come comunicare con le persone Sorde.
Per chi ha vissuto personalmente anni in cui tutto questo era molto più lontano, vedere il cambiamento attraverso i propri occhi ha avuto un peso diverso.
E ha emozionato anche noi.
Non significa che il lavoro sia finito.
Non abbiamo raggiunto una soluzione. Abbiamo fatto dei passi avanti.
Esistono ancora barriere, ambienti di lavoro non accessibili e persone Sorde che devono continuamente trovare strategie per partecipare a situazioni che potrebbero essere progettate diversamente.
Ma oggi abbiamo più strumenti, più consapevolezza e soprattutto la possibilità di fare meglio.
Forse è proprio questo il significato più bello della parola scelta per questo episodio.
Imparare.
Imparare una lingua.
Imparare dalla storia.
Imparare dalle persone che quella storia l’hanno vissuta.
E usare quello che abbiamo imparato per costruire qualcosa di migliore.
In punta di dita. Un segno alla volta.
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