
Ascoltare è il primo passo per costruire un’azienda accessibile
Come si ascolta una persona Sorda?
La risposta sembra semplice. E in fondo lo è: chiedendole di cosa ha bisogno e mettendola nelle condizioni di rispondere.
Quando un nuovo dipendente entra in azienda, parliamo di onboarding, employee experience, benessere, engagement. Costruiamo processi per accompagnarlo, raccogliamo feedback e cerchiamo di capire cosa possa permettergli di lavorare al meglio.
Quando quel dipendente è una persona Sorda, il principio non dovrebbe cambiare.
Eppure può accadere che, con le migliori intenzioni, sia l’azienda a decidere in anticipo quale soluzione adottare.
Un interprete? I sottotitoli? Una piattaforma? Una trascrizione?
Sono tutti strumenti possibili. Ma la prima risposta dovrebbe arrivare dalla persona.
Non esiste una sola esperienza della sordità
Non tutte le persone Sorde utilizzano la LIS. Non tutte comunicano nello stesso modo e non tutte incontrano le stesse barriere.
Per questo una buona strategia di accessibilità non può partire da una soluzione standard.
Può partire invece da una domanda molto semplice:
“Di cosa hai bisogno per lavorare e comunicare al meglio?”
Qui il ruolo di HR, People & Culture e Disability Manager diventa fondamentale: creare uno spazio in cui quella risposta possa arrivare davvero e trasformarla, insieme alla persona, in soluzioni concrete.
Significa costruire un’employee experience che non chieda continuamente al dipendente di adattarsi a un sistema progettato senza considerarlo.
Dall’ascolto alle risposte umane
L’accessibilità tecnologica è importante. Gli strumenti lo sono. I servizi professionali anche.
Ma dall’altra parte dello schermo, di una mail o di una richiesta c’è sempre una persona.
Vale per un dipendente Sordo.
Vale per un candidato durante un colloquio.
Vale per un cliente che cerca assistenza.
Per questo crediamo anche nel valore delle risposte umane: poter comunicare, fare una domanda, spiegare un problema, chiedere un chiarimento e ricevere una risposta attraverso una modalità realmente accessibile.
La tecnologia può accorciare moltissimo le distanze. Ma deve essere progettata per mettere le persone in comunicazione, non semplicemente per aggiungere una funzione.
Il segno di oggi: “ascolto”
È proprio questa la parola scelta per un nuovo episodio di In punta di dita, il format E-Cute in cui persone Sorde che lavorano in azienda condividono alcuni segni della Lingua dei Segni Italiana.
Non è un corso di LIS. Un segno non basta per imparare una lingua e non rende automaticamente accessibile un’azienda.
Ma questa volta la parola ci interessa ancora di più del segno.
Perché ascoltare non significa soltanto sentire.
Significa fare una domanda e aspettare davvero la risposta.
Significa raccogliere un feedback e farne qualcosa.
Significa non decidere sempre al posto dell’altra persona.
E per un’azienda che vuole aprirsi a nuovi talenti Sordi, migliorare l’employee experience o rendere più accessibili i propri servizi, forse è proprio da qui che vale la pena cominciare.
Ascolto.
Piccolo da imparare.
Enorme quando viene messo in pratica.
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