Una riunione con una persona sorda, un evento aperto al pubblico, un video istituzionale o un servizio di customer care non diventano accessibili semplicemente chiamando un “comunicatore”. Quando ci si chiede se serva un interprete LIS o comunicatore, la risposta dipende dall’obiettivo dell’interazione, dalle persone coinvolte e dal contesto. Scegliere la figura corretta è il primo passo per creare un canale di dialogo efficace, rispettoso e realmente inclusivo.
La confusione nasce spesso dall’uso generico di termini che descrivono professioni, competenze e funzioni differenti. Per un’azienda, però, la precisione non è una formalità: incide sulla qualità dell’esperienza, sull’autonomia della persona sorda e sulla buona riuscita del servizio.
Interprete LIS: mediazione tra due lingue
L’interprete di Lingua dei Segni Italiana svolge una mediazione linguistica tra LIS e lingua italiana, orale o scritta a seconda della situazione. Il suo compito è rendere possibile una comunicazione bidirezionale: ciò che viene espresso in italiano viene interpretato in LIS e ciò che la persona segnante comunica in LIS viene restituito in italiano.
Non si tratta di una semplice traduzione parola per parola. La LIS ha una propria grammatica, una propria struttura e modalità espressive visive. Un’interpretazione professionale richiede quindi competenza linguistica, preparazione sul contenuto, capacità di gestire registri diversi e attenzione al contesto comunicativo.
In un colloquio di lavoro, per esempio, l’interprete rende accessibili le domande del selezionatore e le risposte della candidata o del candidato, senza sostituirsi a nessuna delle due parti. In un convegno interpreta interventi, domande e momenti di confronto. In una consulenza bancaria, sanitaria o assicurativa consente alle persone di dialogare direttamente con il professionista competente.
Questa funzione richiede riservatezza, accuratezza e imparzialità. L’interprete non decide al posto dell’utente, non semplifica arbitrariamente informazioni complesse e non assume il ruolo di consulente dell’azienda. Facilita lo scambio tra persone che usano lingue diverse, preservando contenuto, intenzione e dignità di entrambe.
Cosa si intende per comunicatore
La parola “comunicatore” può indicare figure molto diverse e, proprio per questo, non dovrebbe essere usata come definizione generica quando si pianifica un servizio accessibile. In alcuni contesti si fa riferimento all’assistente alla comunicazione, una figura che affianca una persona sorda in percorsi educativi, formativi o sociali. In altri casi il termine viene usato per descrivere un professionista che cura contenuti accessibili, relazioni con il pubblico o facilitazione organizzativa.
L’assistente alla comunicazione può avere un ruolo continuativo e personalizzato. Può supportare l’accesso a un percorso scolastico o formativo, favorire la partecipazione nelle attività quotidiane e contribuire alla costruzione di condizioni comunicative più adatte alla persona. Le sue attività, le competenze richieste e le modalità di intervento dipendono dal progetto individuale e dal territorio.
Non è corretto dare per scontato che un assistente alla comunicazione svolga automaticamente interpretariato LIS in qualunque situazione. Allo stesso modo, un interprete LIS non sostituisce una figura educativa, un tutor o un operatore incaricato di accompagnare una persona nel tempo. Le due funzioni possono essere complementari, ma non sono intercambiabili.
La domanda utile non è “chi conosce la LIS?”
Conoscere alcuni segni, avere esperienza con persone sorde o possedere una sensibilità inclusiva sono elementi positivi, ma non bastano a definire un incarico professionale. La domanda da porre è: quale barriera vogliamo rimuovere?
Se la barriera è linguistica – ad esempio durante una presentazione, una trattativa, un corso o un contatto con il customer care – serve un servizio di interpretariato adeguato. Se la necessità riguarda invece un accompagnamento continuativo, l’orientamento in un percorso o una mediazione educativa, occorre valutare una figura e un progetto differenti.
Interprete LIS o comunicatore: come scegliere in azienda
Per scegliere bene, un’organizzazione deve partire dal momento di contatto da rendere accessibile. Non esiste una risposta valida per ogni occasione, e una soluzione efficace in presenza potrebbe non esserlo per un contenuto digitale o per un rapporto continuativo con il personale.
Un interprete LIS è generalmente la scelta più adatta quando l’azienda deve garantire uno scambio diretto e puntuale tra persone. Accade durante colloqui, assemblee, incontri con clienti, appuntamenti presso sportelli, corsi in aula, webinar, eventi e riunioni operative. In queste situazioni, il valore sta nella possibilità per ogni partecipante di esprimersi nella propria lingua e ricevere informazioni senza filtri.
Un supporto di comunicazione più continuativo può essere necessario quando la persona deve affrontare un percorso articolato, come una formazione lunga, un inserimento lavorativo con molte interazioni interne o un progetto educativo. Qui è essenziale definire con chiarezza obiettivi, confini dell’incarico, durata e raccordo con le altre figure coinvolte.
Per orientare la scelta, è utile verificare quattro aspetti: la lingua utilizzata dalla persona sorda, il tipo di interazione da rendere accessibile, la durata del bisogno e il grado di tecnicità dei contenuti. Un incontro di un’ora su un prodotto finanziario, per esempio, richiede preparazione terminologica e interpretariato professionale. Un percorso formativo di mesi può richiedere, oltre all’interpretazione in momenti specifici, un piano più ampio di accessibilità didattica e supporto organizzativo.
Accessibilità non significa delegare la relazione
Un errore frequente è rivolgersi all’interprete o al comunicatore come se fossero il destinatario effettivo della conversazione. In una riunione, chi parla dovrebbe guardare e coinvolgere la persona sorda, non la figura di supporto. In un appuntamento al pubblico, il personale deve continuare a spiegare procedure, rispondere alle domande e assumersi la responsabilità del servizio.
La mediazione rende possibile il dialogo, ma non lo sostituisce. Questo principio cambia concretamente l’esperienza dell’utente: la persona sorda non viene trattata come spettatrice di una conversazione altrui, ma come cliente, collega, candidata o cittadina pienamente coinvolta.
Anche la preparazione dell’azienda conta. Condividere in anticipo agenda, presentazioni, sigle, materiali tecnici e nomi dei relatori permette all’interprete di prepararsi. Prevedere turni adeguati nei servizi di lunga durata tutela qualità e comprensione. Verificare luci, inquadrature e visibilità è indispensabile negli eventi in presenza e nelle videochiamate.
Video, eventi e sportelli: il formato incide
Per un video registrato, l’interprete LIS può essere integrato nell’inquadratura insieme a sottotitoli curati e a una comunicazione visiva leggibile. I sottotitoli sono preziosi, ma non sostituiscono automaticamente la LIS per tutte le persone sorde: lingua, abitudini comunicative e livello di familiarità con l’italiano scritto possono variare.
Per un webinar o un evento ibrido, bisogna progettare la presenza dell’interprete fin dall’inizio. Una piccola finestra poco visibile, un’inquadratura tagliata o slide dense di testo possono annullare il valore del servizio. Per uno sportello, invece, è necessario decidere se offrire appuntamenti programmati, interpretariato da remoto o altre modalità che assicurino tempi di risposta adeguati.
L’accessibilità funziona quando entra nel processo, non quando viene aggiunta all’ultimo momento. E-Cute affianca le organizzazioni proprio nella progettazione di questi punti di contatto: interpretariato, video traduzione e formazione diventano parti coordinate di un’esperienza più aperta.
Errori da evitare nella richiesta di un servizio
La richiesta “ci serve qualcuno che faccia i segni” non contiene le informazioni necessarie per costruire un intervento di qualità. Occorre indicare tema, data, durata, modalità di svolgimento, numero di partecipanti, materiali disponibili e obiettivo dell’incontro. Se sono presenti informazioni riservate o terminologia specialistica, è opportuno segnalarlo fin dall’avvio.
Va evitata anche l’idea che un familiare, un collega o una persona non qualificata debba assumere spontaneamente il compito di interpretare. Oltre a creare una responsabilità impropria, questa scelta può compromettere la precisione del messaggio e la libertà della persona sorda di partecipare in autonomia.
Infine, non bisogna confondere l’accessibilità con un gesto occasionale. Un singolo evento interpretato è un segnale positivo, ma non risolve le barriere presenti nei video, nei contatti commerciali, nella formazione interna o nelle procedure di assistenza. Le aziende che ottengono risultati concreti costruiscono standard replicabili, ascoltano le persone coinvolte e misurano i punti in cui la comunicazione si interrompe.
Scegliere tra interprete LIS e comunicatore significa quindi riconoscere che ogni relazione ha bisogni specifici. Quando il servizio è definito con cura, l’accessibilità smette di essere una soluzione d’emergenza e diventa un modo stabile di accogliere persone, competenze e opportunità di dialogo.




































