Una comunicazione può essere corretta e completa, ma restare irraggiungibile per una parte del pubblico. Cos’è la LIS e perché riguarda anche aziende, enti e organizzazioni? È una domanda da cui partire per trasformare l’inclusione da principio dichiarato a esperienza concreta.
La LIS è la Lingua dei Segni Italiana: una lingua visivo-gestuale usata da molte persone sorde in Italia. Non è una raccolta di gesti che riproducono parola per parola l’italiano, né una semplice tecnica di supporto. Ha lessico, grammatica, sintassi ed espressioni proprie. Attraverso configurazione delle mani, movimento, spazio, postura ed espressione del viso, costruisce significati completi e articolati.
Cos’è la LIS: una lingua, non una traduzione a gesti
La Lingua dei Segni Italiana permette di comunicare concetti quotidiani, contenuti specialistici, emozioni e informazioni complesse. Come ogni lingua, evolve nel tempo, riflette la cultura della comunità che la usa e si adatta ai diversi contesti: dalla conversazione informale a un evento istituzionale, dalla formazione aziendale al customer care.
Un equivoco frequente è pensare che la LIS sia universale. Non lo è. Ogni Paese, e talvolta comunità linguistiche diverse, utilizza lingue dei segni con regole e vocabolari propri. La LIS è quindi distinta, per esempio, dalla lingua dei segni francese o americana.
In Italia, la LIS e la Lingua dei Segni Italiana Tattile sono riconosciute dalla legge 69 del 2021. Il riconoscimento rappresenta un passaggio significativo, ma l’accessibilità non nasce automaticamente da una norma. Diventa reale quando un’organizzazione progetta canali, contenuti e servizi che le persone possano usare in autonomia.
Perché la LIS è centrale per l’accessibilità
Per molte persone sorde, l’italiano scritto può essere una seconda lingua. Questo non significa che una persona sorda non sappia leggere o scrivere, ma chiarisce perché affidarsi esclusivamente a testi lunghi, sottotitoli automatici o comunicazioni telefoniche non garantisca sempre pari accesso alle informazioni.
Un video in LIS può rendere più diretto un avviso importante, una procedura sanitaria, un contratto, un tutorial o un messaggio di servizio. L’interpretariato LIS, invece, consente un’interazione in tempo reale durante una riunione, un colloquio di lavoro, una conferenza o un appuntamento con il pubblico.
La scelta dello strumento dipende dal bisogno. Per un contenuto registrato e destinato a molte persone, la video traduzione in LIS può essere la risposta più efficace. Per una conversazione dal vivo, serve un interprete professionista. Nei contesti ad alta complessità, come formazione tecnica, assistenza legale o comunicazioni istituzionali, preparazione terminologica e qualità dell’interpretariato fanno una differenza sostanziale.
Dove le aziende incontrano le barriere comunicative
Le barriere raramente si trovano in un solo punto del percorso utente. Possono comparire sul sito web, nei video social, nei webinar, nei totem informativi, nei colloqui di selezione, nelle chiamate al customer care e negli eventi aperti al pubblico.
Un’azienda che pubblica un video senza una versione in LIS può escludere parte della propria audience. Un ente che convoca un incontro senza chiedere in anticipo le esigenze di accessibilità può rendere difficile la partecipazione. Un servizio clienti basato solo sul telefono lascia fuori chi preferisce un canale visivo o testuale.
Non si tratta di aggiungere un elemento accessibile all’ultimo momento. Occorre costruire processi: prevedere un budget, definire le priorità, coinvolgere professionisti qualificati e comunicare chiaramente quali modalità di accesso sono disponibili. Così l’accessibilità diventa parte della qualità del servizio, non un’eccezione gestita in emergenza.
LIS, sottotitoli e testo: strumenti diversi, complementari
Sottotitoli e trascrizioni sono risorse preziose, ma non sostituiscono automaticamente la LIS. I sottotitoli rendono accessibile il parlato in forma scritta e aiutano pubblici diversi, comprese le persone che guardano un video senza audio. Una trascrizione facilita consultazione, ricerca e comprensione di contenuti complessi.
La LIS risponde a un’esigenza linguistica differente. Per questo, nei contenuti rilevanti per diritti, servizi, sicurezza, salute, lavoro o istruzioni operative, può essere opportuno prevedere sia sottotitoli accurati sia una video traduzione in LIS. L’obiettivo non è scegliere un formato “migliore” in assoluto, ma offrire modalità di accesso adeguate alle persone e al contesto.
Come iniziare un percorso di accessibilità in LIS
Il primo passo è individuare i momenti in cui la comunicazione è davvero decisiva: informazioni sui servizi, procedure di assistenza, video istituzionali, eventi, formazione interna e selezione del personale. Da qui si può definire un piano concreto, partendo dai contenuti ad alto impatto.
È essenziale affidarsi a interpreti LIS e professionisti della traduzione audiovisiva con competenze specifiche. Un servizio improvvisato, una resa non verificata o l’uso di soluzioni automatiche non progettate per la lingua dei segni rischiano di produrre informazioni parziali o poco comprensibili.
Formare i team che lavorano a contatto con il pubblico completa il percorso. Sapere come prenotare un interprete, come organizzare un incontro accessibile e come rivolgersi correttamente a una persona sorda aiuta a creare canali di dialogo rispettosi e continui.
La LIS riguarda solo le persone sorde segnanti?
La LIS è usata dalle persone che la scelgono come lingua di comunicazione, ma la sua presenza migliora l’esperienza anche di familiari, colleghi, professionisti e comunità che interagiscono con loro. Per un’organizzazione, significa rendere la relazione più chiara e più equa.
È sufficiente inserire un interprete durante un evento?
È un intervento utile, ma va progettato bene: visibilità dell’interprete, illuminazione, inquadratura nelle dirette, materiali inviati prima dell’evento e canali accessibili per domande e assistenza. L’accessibilità funziona quando accompagna l’intero percorso, non solo il momento sul palco.
Comprendere la LIS significa riconoscere che l’accesso alla comunicazione è un diritto e una responsabilità progettuale. Ogni video, sportello, evento o conversazione aziendale può diventare un’occasione concreta per abbattere una barriera e rendere il dialogo possibile.




































