I sottotitoli non sono tutti uguali.
E non basta “metterli” per poter parlare di accessibilità.
Per essere davvero utili alle persone Sorde e ipoacusiche, e per rispettare le WCAG e le buone pratiche di accessibilità digitale, i sottotitoli devono seguire regole precise: sul contenuto, sui tempi di visualizzazione, sui formati e sulla qualità complessiva dell’esperienza nel player.
In questa guida facciamo chiarezza sulle principali tipologie di sottotitoli, sui requisiti tecnici minimi e su un flusso di lavoro professionale pensato per siti web, app, webinar e contenuti social, con un’attenzione specifica anche all’integrazione con la LIS e con player accessibili.
Perché i sottotitoli contano (per tutti)
La sottotitolazione non riguarda solo una minoranza.
Quando è fatta bene, migliora l’esperienza di molte persone, in contesti diversi.
È fondamentale per le persone Sorde o con ipoacusia, ma è utile anche a chi guarda un video in ambienti rumorosi o silenziosi, a chi non è madrelingua italiana e a chi ha difficoltà di attenzione o di lettura. Inoltre, i sottotitoli rendono i contenuti indicizzabili, riutilizzabili e più facili da documentare in ottica SEO e compliance.
Dal punto di vista normativo, contribuiscono direttamente al rispetto dei criteri WCAG 1.2 relativi ai contenuti audio e video.
Tipi di sottotitoli: quale scegliere e quando
Non esiste un solo tipo di sottotitolo. La scelta dipende dal contesto, dal pubblico e dall’obiettivo del contenuto.
I sottotitoli intralinguistici, detti anche captions, riportano il parlato nella stessa lingua dell’audio.
Quelli interlinguistici sono invece una traduzione in un’altra lingua.
Un caso particolare è i CC o SDH, pensati specificamente per persone Sorde o ipoacusiche: oltre al testo, includono l’identificazione del parlante e i suoni rilevanti, come applausi, risate o rumori di contesto.
Nei contenuti in diretta si parla di live captions, che richiedono tecniche dedicate (come il re-speaking) e una revisione post-evento per garantire qualità e correttezza.
Nei contenuti istituzionali o di servizio, i sottotitoli SDH/CC sono quasi sempre la scelta più efficace in termini di fruibilità reale.
Requisiti tecnici minimi: cosa rende un sottotitolo leggibile
La qualità della sottotitolazione non è una questione estetica, ma percettiva.
Un sottotitolo può essere corretto dal punto di vista linguistico e risultare comunque inutilizzabile.
I fattori chiave sono tre: sincronia, leggibilità e stile.
La sincronia tra audio e testo deve essere stabile e coerente, evitando ritardi evidenti o effetti “a lampeggio”.
La leggibilità dipende da ritmo di lettura, lunghezza delle righe e durata a schermo: troppe parole in poco tempo rendono il testo inutilizzabile.
Lo stile deve essere sobrio e coerente: niente maiuscole inutili, punteggiatura reale, buon contrasto e posizionamento che non copra informazioni importanti.
Nel caso dei sottotitoli SDH/CC, è fondamentale includere correttamente il cambio di parlante e i suoni rilevanti, usando convenzioni chiare.
WCAG e sottotitoli: cosa c’entra davvero
Le WCAG non si limitano a dire “aggiungi i sottotitoli”.
Definiscono quando, come e con quale livello di qualità.
I criteri principali coinvolti sono:
- i sottotitoli per contenuti preregistrati (livello A),
- i sottotitoli per contenuti live (livello AA),
- e, più in generale, tutti i requisiti che riguardano contrasto, controlli del player e navigazione da tastiera.
Un aspetto spesso sottovalutato è proprio il player: se i sottotitoli esistono ma non sono attivabili da tastiera o non sono visibili correttamente, l’accessibilità fallisce. Nei contenuti istituzionali o di servizio, è buona prassi valutare anche la presenza di un interprete LIS in parallelo ai sottotitoli.
Un flusso di lavoro professionale (non improvvisato)
La sottotitolazione accessibile non è un passaggio unico, ma un processo.
Parte da una trascrizione accurata e concordata, prosegue con un corretto timecoding e con l’adattamento del testo ai limiti di leggibilità, e richiede sempre una doppia verifica: tecnica e di accessibilità.
L’integrazione nel player va testata su dispositivi diversi, con particolare attenzione a tastiera, focus e responsive. Nei contenuti live è fondamentale prevedere canali di backup, glossari e una revisione successiva.
Gestire versioni, correzioni e coerenza tra piattaforme fa parte del lavoro professionale.
Errori comuni che compromettono l’accessibilità
Molti problemi nascono da scorciatoie apparentemente innocue: usare solo trascrizioni automatiche non editate, evitare i sottotitoli SDH, sovraccaricare le righe di testo o affidarsi a player non accessibili.
Anche l’assenza di un controllo qualità finale porta spesso a errori su nomi, date, cifre e acronimi, che nei contesti istituzionali o aziendali possono diventare critici.
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