
Quando un collega fa un ottimo lavoro, dirgli “bravo” è un gesto semplice, ma importante.
Ci sono parole semplicissime che, sul lavoro, possono cambiare il clima di una giornata.
Bravo è una di queste.
In Italia migliaia di persone Sorde utilizzano la Lingua dei Segni Italiana come prima lingua. Eppure il mondo del lavoro presenta ancora barriere comunicative: una riunione, una formazione, una conversazione tra colleghi o un momento informale possono diventare occasioni dalle quali una persona Sorda rischia di rimanere esclusa.
Non tutte le persone Sorde utilizzano la LIS e non tutte hanno le stesse esigenze. Per questo non esiste una soluzione universale: l’accessibilità comincia dall’ascolto della persona e dalla volontà di costruire una comunicazione che funzioni davvero.
È da qui che nasce In punta di dita.
Abbiamo chiesto a persone Sorde che lavorano in azienda di condividere con noi alcuni segni della loro lingua. Non è un corso di LIS e dodici video non possono insegnare una lingua: vogliamo piuttosto offrire alle aziende un primo punto di incontro.
Un segno alla volta.
Oggi Gianluca ci insegna “bravo”
Quante volte succede in una giornata di lavoro?
Un collega chiude bene un progetto.
Il team raggiunge un risultato.
Qualcuno trova la soluzione che stavamo cercando.
E parte spontaneo un: “Bravo!”
Gianluca ci insegna a dirlo anche in LIS.
Perché comunicare sul lavoro non significa soltanto trasmettere informazioni. Significa anche riconoscere il lavoro degli altri, partecipare alla loro soddisfazione e condividere una gioia con tutto il team.
Conoscere un segno non rende da solo un ambiente di lavoro accessibile. Ma può diventare un piccolo modo per avvicinarsi alla lingua di un collega Sordo e mostrare interesse verso il suo modo di comunicare.
E forse proprio “bravo” è una delle parole più belle da cui cominciare.
Perché quando un risultato è di squadra, anche la soddisfazione dovrebbe poter essere condivisa da tutti.
Bravo.
Piccolo da imparare.
Grande nel significato.
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