Una videochiamata al customer care, un colloquio di lavoro, una visita in sede o un incontro formativo possono essere momenti semplici per molte persone, ma non lo sono se la comunicazione non è accessibile. Capire cos’è il video-interpretariato LIS permette ad aziende ed enti di trasformare questi punti di contatto in occasioni di dialogo reale, rispettoso e professionale con le persone sorde.

Il video-interpretariato non è una soluzione improvvisata né un semplice supporto tecnico. È un servizio professionale che mette in relazione, attraverso un collegamento video, una persona sorda, un interlocutore udente e un interprete di Lingua dei Segni Italiana. L’obiettivo è abbattere la barriera linguistica nel momento stesso in cui nasce, senza costringere l’utente a rinunciare a informazioni, servizi o opportunità.

Cos’è il video-interpretariato LIS

Il video-interpretariato LIS è un servizio di interpretariato svolto da remoto tramite videochiamata. L’interprete LIS traduce in tempo reale tra lingua italiana parlata e Lingua dei Segni Italiana, consentendo alle persone coinvolte di comunicare in modo diretto.

In una situazione tipica, la persona sorda accede a un appuntamento online o si trova presso uno sportello fisico. Attraverso un computer, un tablet o uno smartphone con videocamera, entra in collegamento con l’interprete. L’operatore aziendale parla normalmente, l’interprete restituisce il contenuto in LIS e interpreta in italiano quanto espresso dalla persona sorda.

La presenza dell’interprete non sostituisce il rapporto tra azienda e utente: lo rende possibile. Il dialogo resta tra le persone interessate, mentre il professionista garantisce che informazioni, domande, sfumature e risposte possano essere comprese da entrambe le parti.

È utile distinguere questo servizio dalla sottotitolazione automatica o dalla trascrizione in tempo reale. Questi strumenti possono essere di supporto in alcuni contesti, ma non rispondono sempre alle esigenze di chi comunica principalmente in LIS. La Lingua dei Segni Italiana ha una propria struttura linguistica e culturale: non è italiano segnato, né una semplice conversione parola per parola.

Come funziona nel rapporto tra azienda e persona sorda

Il funzionamento concreto dipende dal tipo di servizio che l’organizzazione vuole rendere accessibile. Per un appuntamento programmato, l’azienda può prenotare un interprete per una fascia oraria definita. Questa modalità è adatta, per esempio, a colloqui HR, consulenze, incontri commerciali, percorsi di orientamento, visite specialistiche, riunioni o corsi di formazione.

Nei casi in cui il bisogno nasce senza preavviso, come un contatto con il customer care o un accesso a uno sportello, può essere previsto un servizio da remoto organizzato secondo le procedure e i tempi concordati. La progettazione fa la differenza: non basta aggiungere una videochiamata, occorre definire chi attiva il servizio, come viene accolto l’utente, quali informazioni raccogliere e come garantire continuità al dialogo.

Per funzionare bene, il video-interpretariato richiede una connessione stabile, un dispositivo con videocamera e un ambiente che consenta all’interprete di vedere chiaramente la persona segnante. Anche la qualità della relazione conta. Parlare rivolgendosi alla persona sorda, e non all’interprete, usare un linguaggio chiaro e rispettare i tempi della mediazione sono comportamenti semplici che migliorano l’esperienza di tutti.

Da remoto o in presenza: quale scegliere?

Il video-interpretariato è particolarmente efficace quando serve rapidità, quando le sedi sono distribuite sul territorio o quando la comunicazione avviene già online. Può ridurre gli spostamenti e consentire di rendere accessibili più punti di contatto, mantenendo un livello professionale elevato.

Ci sono però situazioni in cui l’interpretariato in presenza resta preferibile. Grandi eventi, incontri molto articolati, contesti con forte rumore visivo, attività che richiedono spostamenti continui o momenti altamente sensibili possono beneficiare della presenza fisica dell’interprete. Non esiste una formula identica per ogni organizzazione: la scelta va fatta in base al contesto, alla durata, al numero di partecipanti e al tipo di relazione da costruire.

Dove crea valore per aziende ed enti

Per molte organizzazioni, il primo pensiero riguarda l’evento pubblico. In realtà, il valore del video-interpretariato LIS emerge soprattutto nei contatti ordinari, quelli che definiscono ogni giorno la qualità di un servizio: chiedere informazioni, risolvere un problema, candidarsi a una posizione, seguire una formazione, comprendere una comunicazione importante.

Nel customer care, il servizio può offrire alla persona sorda un canale più adeguato per esporre una necessità complessa, ricevere assistenza e verificare di aver compreso correttamente una procedura. Non si tratta solo di velocizzare il contatto: significa riconoscere il diritto a un’esperienza equivalente, senza far ricadere sull’utente l’onere di trovare autonomamente una soluzione.

In ambito HR e people care, l’interpretariato da remoto può rendere accessibili selezioni, colloqui, onboarding, incontri con il management e percorsi di formazione. Un’azienda che investe in questi passaggi invia un messaggio concreto: l’inclusione non riguarda soltanto l’ingresso in organizzazione, ma l’intero percorso professionale.

Anche enti pubblici, università, strutture sanitarie, servizi finanziari e realtà culturali possono utilizzare il video-interpretariato per facilitare l’accesso a informazioni che incidono sulla vita quotidiana delle persone. Quando una comunicazione è chiara e accessibile, diminuiscono incomprensioni, passaggi ripetuti e frustrazione. Aumentano fiducia, autonomia e qualità percepita del servizio.

Perché non basta comunicare per iscritto

Chat, e-mail e moduli digitali sono strumenti utili e, in molti casi, preferiti da alcune persone sorde. Sarebbe però riduttivo considerarli l’unica risposta. Una richiesta articolata, un confronto su una pratica, una consulenza o un colloquio richiedono spesso un’interazione immediata, fatta di chiarimenti, domande e decisioni.

Inoltre, competenza nella lingua italiana scritta e preferenza linguistica non sono aspetti da dare per scontati. Offrire canali diversi significa non imporre un solo modo di comunicare. Il video-interpretariato LIS amplia le possibilità di scelta e permette di intervenire quando il testo da solo non è sufficiente.

Questo approccio evita anche un errore frequente: chiedere alla persona sorda di farsi accompagnare da un familiare o da un conoscente. Oltre a non essere una soluzione professionale, può compromettere riservatezza, autonomia e libertà di espressione, soprattutto quando la conversazione riguarda lavoro, salute, questioni economiche o dati personali.

Come progettare un servizio davvero accessibile

L’efficacia del video-interpretariato non dipende solo dalla disponibilità di un interprete. Dipende dalla qualità del processo che lo accompagna. Un’organizzazione dovrebbe prima individuare i momenti in cui le persone sorde incontrano una barriera: un numero di assistenza, un form di contatto, un appuntamento allo sportello, un webinar, un colloquio, una comunicazione urgente.

Il passaggio successivo è definire una modalità di accesso comprensibile. L’utente deve sapere che il servizio esiste, quando può richiederlo e che cosa accade dopo la richiesta. Se l’informazione è nascosta o il percorso è complicato, anche una soluzione valida rischia di restare inutilizzata.

Serve poi il coinvolgimento delle persone che gestiscono il contatto: reception, operatori di assistenza, recruiter, formatori, responsabili di sede. Una formazione essenziale sulle modalità relazionali, sulla LIS e sulle esigenze comunicative delle persone sorde consente di evitare imbarazzi e rallentamenti. L’accessibilità è più solida quando diventa una competenza diffusa, non un’eccezione affidata a pochi.

Infine, è utile raccogliere riscontri e verificare l’esperienza nel tempo. I dati operativi, le segnalazioni degli utenti e il confronto con professionisti qualificati aiutano a correggere procedure e priorità. Rendere un servizio accessibile è un percorso progettuale, non un’attività da spuntare una volta sola.

Un investimento nella relazione, non solo nella conformità

Il tema dell’accessibilità viene talvolta affrontato soltanto in termini di obblighi o reputazione. Questi aspetti contano, ma non esauriscono il valore del video-interpretariato. Quando un’azienda crea canali di dialogo in LIS, comunica che la persona sorda è un interlocutore pieno: un cliente, una candidata, un dipendente, una cittadina, una professionista.

Per E-Cute, abbattere ogni barriera nella comunicazione significa proprio portare questa attenzione nei processi concreti delle organizzazioni. Non una promessa generica di inclusione, ma la possibilità di capire ed essere capiti nei momenti che contano.

Il punto di partenza può essere semplice: osservare dove, oggi, una persona sorda potrebbe trovare un ostacolo nel rapporto con la vostra organizzazione. Da quella domanda nasce un servizio più accessibile, ma soprattutto una relazione più equa.