
Un corpo può diventare terra.
Un movimento può raccontare il tempo.
Un’espressione può trasformarsi in nascita, crescita, cambiamento, fine.
In occasione delle visite guidate organizzate insieme a SiMuLaBo al Museo della Terra di Latera, Walter Di Marco ha portato all’interno del percorso museale una performance di Visual Vernacular.
Un incontro tra corpo e natura, tra ciò che resta e ciò che inevitabilmente cambia.
Ma cos’è il Visual Vernacular?
Il Visual Vernacular, o VV, è una forma artistica nata e sviluppata all’interno della cultura Sorda.
È una narrazione profondamente visiva, nella quale movimenti del corpo, espressioni del viso, spazio, ritmo e componenti segniche si intrecciano per costruire immagini e raccontare una storia. La ricerca lo descrive come una forma capace di utilizzare anche tecniche vicine al linguaggio cinematografico: primi piani, cambi di prospettiva, accelerazioni, rallentamenti, passaggi da un personaggio all’altro.
Il performer non racconta semplicemente una scena.
La fa apparire davanti agli occhi.
Terra, natura, vita
Ed è proprio qui che la performance di Walter incontra il Museo della Terra.
Nel suo VV, segni, movimenti ed espressioni si fondono con gli elementi della natura.
Il corpo cambia forma, ritmo e intensità. Evoca ciò che nasce dalla terra, ciò che cresce, ciò che resiste e ciò che, inevitabilmente, scompare.
La natura segue i suoi cicli.
E dentro quei cicli compare anche l’essere umano: presente per un tempo infinitamente breve, capace di lasciare tracce, trasformare ciò che lo circonda e poi cedere nuovamente il proprio spazio.
È una riflessione sulla caducità della vita umana, raccontata attraverso il movimento.
Terra.
Corpo.
Tempo.
Memoria.
Per qualche minuto i confini sembrano confondersi: l’uomo diventa natura e la natura sembra prendere corpo.
È questo uno degli aspetti più potenti del Visual Vernacular: la possibilità di costruire un racconto attraverso una dimensione eminentemente visiva, facendo dello spazio stesso parte della narrazione. Una forma artistica che appartiene alla cultura Sorda e che mostra quanto ricca possa essere la relazione tra corpo, immagine e racconto.
E in un museo dedicato alla terra, alle radici e alla memoria di una comunità, questo incontro acquista un significato ancora più forte.
Guardate Walter.
Non cercate di tradurre ogni movimento.
Lasciate che sia la storia a prendere forma davanti ai vostri occhi.
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